lunedì 8 febbraio 2010

Il mio incontro con Francesco Lanza

Una carriera universitaria articolata come la mia porta ad avere qualche difficoltà nel trovare il giusto relatore per la propria tesi, nonché il giusto argomento. I più deviano verso le discipline e i professori meno richiesti, altri bivaccano elemosinando attenzione dai "vip"; io, con la faccia tosta che spesso mi accompagna, ho bussato alla porta di Antonio Di Grado (per rendere l'idea: il vertice, a giudizio di tutti). La sua faccia di circostanza, già dopo le prime battute, non lasciava ben sperare, ma io ho inchiodato il mio sguardo al suo e gli ho detto: "Ho scelto di laurearmi, e in Lettere classiche, questo è il mio libretto, voglio una tesi che rispecchi il mio percorso di studi". ADG: "Lei è della provincia di Enna; ha studiato greco; la sua tesi sarà sul rapporto tra i Mimi di Francesco Lanza e i Mimiambi di Eroda". "Aggiudicata".
Mi sono fiondata in biblioteca a recuperare notizie su Lanza, scrittore di cui , lo confesso, non avevo mai sentito parlare; ho letto i Mimi sicilani; in poco tempo la
mia tesi era finita.
Sembrerebbe la storia di una qualsiasi laureanda disperata che accetta la prima tesi disponibile e la butta giù di malavoglia e invece no. La lettura dei Mimi mi ha riconquistata allo studio, alla lettura, alla ricerca, tutte cose che in tanti anni di università avevo dimenticato (sic).
Il risultato finale, benché a distanza di anni non mi soddisfi più e mi crei a volte qualche imbarazzo per l'ingenuità di qualche passaggio, è stato gradito da molti. Mi ha garantito il massimo dei voti in sede di laurea, i complimenti del mio relatore e dei correlatori, la conoscenza e l'amicizia di persone come
Enzo Barnabà, Rina Virzì Lanza e altri appassionati cultori dello scrittore, la "cittadinanza" d'onore a Valguarnera e sue propaggini mediatiche.
Il mio debito nei confronti di Francesco Lanza ho iniziato ad estinguerlo in classe, con i miei alunni. Ho letto e fatto leggere le sue pagine, a cui è seguita una sorta di caccia alla storiella popolare del proprio paese più simile a quella letta. Qualcuno mi ha chiesto come mai Lanza non figurasse nei loro libri di testo e ne è seguito, purtroppo per loro, un mio comizio. Ciò che io non ho detto chiaramente, ma loro hanno perfettamente intuito, è la scarsa considerazione di cui godevano (e godono) i ragazzi che frequentavano quell'istituto. Tra i commenti più carini sentiti da colleghi interni ed esterni ricorreva un pietoso "è già tanto se riescono a capire l'italiano". Sì, è vero; molti hanno difficoltà sedimentate da anni di incuria loro e altrui, ma non sono stupidi. Lo dimostra il fatto che hanno tenuto in piedi, da soli, il progetto del giornalino scolastico e hanno letto e commentato con interesse Lanza. Io non mi prendo alcun merito se non quello di non averli giudicati a priori,di averli ascoltati e di non aver mai mentito.
È il miracolo
Lanza?

2 commenti:

  1. Acido lisergico villarosano, ma come fai a conoscere Alberto Cane? Ciao. E.

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  2. Ciao, ben arrivato. Conosco solo il blog di Alberto Cane; nei miei giri sul web ho trovato il suo sito e ne sono diventata lettrice fissa. È stata una bella sorpresa trovarci te l'altro giorno!
    Ah, dimenticavo: qui e su quell'inferno che è FB sono in "incognito" per evitare incontri spiacevoli; quindi: soprannomi e perifrasi a tinchitè, dati reali mai... Ciao!

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