giovedì 29 aprile 2010

È primavera...

Si avvicina, finalmente, la primavera e, per festeggiare il risveglio della natura, beccatevi 'sti mimi.

Le gambe dei lercaresi
I lercaresi, essendo in festa, se ne andarono in campagna a prendersi spasso; e buttatisi a frotta su di un prato, mangiarono, bevvero e si sdraiarono alla rinfusa come loro meglio piacque.
Ma al punto d’alzarsi, al vedere tutte quelle gambe mischiate, di maschi e femmine, ognuno nella confusione non conosceva più le proprie, e facevano a gara:
- O quali sono le mie? E le tue? E cotesta di chi è? Ahi, che a me ne manca una!
E sono ancora là che se le cercano.

La ragusana
- Marito mio - faceva ogni volta la ragusana al marito - o che paura avete di sciuparvi? Fate fate, e non ci pensate; che quando non ne potete più, per il cambio ci penso io.

Il licatese
Un dì il licatese, colta a tradimento la vicina, la buttò sul letto, e partì per il fatto suo.
Quella se la prese a rispetto, e gli andava facendo:
- O che malcreanza è questa con mia signoria? Non lo sapete che alla porta chiusa si bussa e alla casa d'altri si domanda permesso?
E lui:  :
- O non vedete che per entrarci mi sberretto?


Il malpasso
Un dì l'aidonese, vista la vicina che tutta ondeggiava stacciando la farina, gliene venne  la voglia e glielo disse:
– Vicina mia, me lo fate fare ciò che vi fa vostro marito?
E quella:
– O no, che voi dopo lo gridate pei tetti; ma se state zitto, io son pronta.
L'aidonese l'assaltò; ma essendo di primo volo e spratico, ora andava di qua ora di là, senza mai trovare la via giusta, e anfanava disperato.
Quella, che aveva prescia, lo raddrizzava, ora scansandosi ora tirandolo, e come sempre gli scappava, andando sbuffando:
– O che cavicchio avete che non fa pertugio?
Dopo lungo armeggiare quegli si stancò; e messala alla luce guardava con tanto d'occhi aperti, e quando fu certo del punto, borbottò stizzito:
– O che ve ne mancava largo di pancia, che giusto l'avete in questo malpasso?

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