lunedì 31 maggio 2010

Brucia ancora

Simone Cristicchi è un cantautore. Per mestiere, quindi, scrive canzoni; e l'ispirazione nasce dalle cose che vede e che sente. Così deve essere nata "Genova brucia". Una canzone che, pronta dal 2002, la casa discografica non aveva fatto pubblicare perché ancora troppo recenti i fatti del G8. Fin qui tutti d'accordo (?). Al Concerto del Primo Maggio, però, lo sciagurato ha osato proporre la sua canzone davanti a migliaia di persone, per non contare i milioni da casa.  Da lì è nato un caso. Il sindacato di polizia Coisp si sente offeso dal testo e, tramite un suo segretario regionale, il genovese Matteo Bianchi, invita tutti i poliziotti non in servizio l'8 maggio a recarsi al porto antico di Genova, dove si esibirà l'artista, "per onorarlo come merita"; preciserà, poi, Bianchi che intendeva "un invito ironico a fischiarlo civilmente". Il cantante, peraltro, si era già scusato in tv dicendo: "Chiedo scusa pubblicamente se ho offeso qualcuno, non era quello il mio intento. ‘Genova Brucia’ non voleva essere un’accusa verso tutte le forze dell’ordine,ma una critica specifica nei confronti di alcuni poliziotti che abusano del loro potere". Il sindacato, invece, continua a chiamarlo "ragazzetto ignorante e irresponsabile", "cantore dell'infamia", "vile personaggio", e continua a definire la sua canzone "una porcheria" e la presenza al Concerto del Primo Maggio "una becera esibizione".
Don Gallo ha letto queste ed altre soavi e responsabili parole in un comunicato del Coisp ricevuto il 4 maggio, dove, tra l'altro, il segretario generale Franco Maccari annuncia orgogliosamente minacce e promesse di "affettuosi" attestati all'email ufficiale del cantante. Don Gallo, in risposta, lancia un appello per esprimere "solidarietà alla parte democratica delle forze dell’ordine, alla famiglia Giuliani, a Simone Cristicchi minacciato e alle centinaia di migliaia di protagonisti pacifici di quelle indimenticabili giornate". Conclude: "In attesa di far emergere le responsabilità politiche l’onestà è la miglior politica. Io canto Genova brucia e voi?" Questo blog la canta a squarciagola.
Fin qui la cronaca dei fatti.
 
 Ora un piccolo contributo personale. Io sono tra quelli che non si sentono sicuri e protetti dalle forze del cosiddetto ordine (parola che mi scatena fastidiosi pruriti ancestrali), da ben prima dei fatti del G8. Non è un preconcetto da "centro sociale occupato", ma viene dall'osservazione della realtà. Ci sono mestieri che chiunque può fare e altri no. Mestieri che necessitano di particolari riguardi per l'incidenza sociale che hanno e altri meno. Nel mio piccolo mondo ideale sarebbero davvero pochi a poter fare i medici, gli insegnanti o i poliziotti/carabinieri/soldati ecc... Non so altrove, ma nella mia realtà chi "sceglie" di intraprendere quel tipo di carriera, che ti porterà a indossare una divisa, ma soprattutto a impugnare un'arma, è di solito il ragazzetto (ora anche la ragazzetta) che a scuola andava malvolentieri, che si è diplomato o a calci in culo o per sfinimento del corpo insegnante o comprandosi il titolo. Cosa fare allora? Il lavoro scarseggia per tutti, e poi 'sti contratti nuovi con pochi euro e niente contributi, meglio un lavoro sicuro come fare il carabiniere/poliziotto et similia. E poi indossi anche una divisa che ti fa sentire finalmente importante, dopo aver passato l'adolescenza a marcire negli ultimi banchi, metaforicamente s'intende. Allora via con la ricerca della raccomandazione, prima ancora che con l'acquisto dei test già risolti per il concorso. Esagerata? No; ho sotto i miei occhi esempi di questo genere TUTTI I GIORNI; si annoverano casi tra parenti, conoscenti/amici, ex alunni. Mi immagino quest'armata di cretini, orgogliosi di esserlo o convinti di non esserlo, che marciano sulla strada e che, magari per la poca dimestichezza con la lingua italiana e per il congelamento volontario dei neuroni, fraintendono un mio comportamento e possono reagire, usufruire di un'arma, e mi vien voglia di barricarmi in casa. Un po' come quando da bambina avevo paura dei cani e mi dicevano: "Ma no, cammina tranquilla e non ti faranno niente"; e io replicavo: "Ma se fossi costretta a correre per motivi miei come faccio a spiegare al cane che non ce l'ho con lui? non mi capisce!". Ecco: è un problema di recapito/ricezione del messaggio.
Il cattivo svolgimento del proprio lavoro è, però, anche volontario. Episodio raccontatomi anni fa: fila di macchine, una macchina con tre ragazze, posto di blocco, paletta e stop. Solita tiritera documenti e poi...quattro chiacchiere con le donzelle, mentre alle spalle passa più volte la vettura (parlo come un verbale?), conosciuta da tutti, del più noto mafioso del posto, che va e viene come vuole dalla sua villetta abusiva fuori città. Eh, mi si dirà, ma tu lo sai quanto rischiano questi ragazzi per strada, per combattere la criminalità? Sì, lo so e lo apprezzo, ma...non è quello che hanno "scelto" di fare? Se io entro in classe e mi rifiuto di fare lezione perché tanto sono tutti asini, sono ca*** amari; se un vigile del fuoco si rifiuta di spegnere un incendio perché è pericoloso, lo sbattono fuori a calci in culo; se un medico decide di non operare perché il paziente potrebbe morire e lui non vuole fastidi legali...(sarebbero ca***, ma a volte no). La mia è, ovviamente, una generalizzazione.
Essendo un'inspiegabile ottimista continuo a credere che possano esserci anche elementi validissimi, come il capitano Antonello Parasiliti, del comando provinciale dei carabinieri di Trapani, con il quale ho condiviso parte della mia formazione scolastica. Proprio per questo posso affermare che la sua presenza mi rincuora; era un ragazzo intelligente, modesto, colto, caparbio, umile: tutte qualità che sono sicura avrà portato nel suo lavoro. Prova ne è la cattura del boss Salvatore Miceli, considerato uno dei trenta latitanti più pericolosi. Ma, lo confesso, non mi basta. E, partendo dalla mia esperienza, se continuo a vedere certi spettacoli, mi sento IO offesa.

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