giovedì 27 maggio 2010

Klodi, non Kleidi

Avevo dichiarato di non voler parlare di Grande fratello. Questa volta, però, devo farlo. È una notizia "vecchia" di mesi, ma voglio comunque commentarla.
Anche in Albania va in onda il Grande fratello. Anche nell'edizione albanese c'è un concorrente gay. La differenza sta nel fatto che il ragazzo in questione ha scelto di dichiararlo durante la trasmissione televisiva e, nella sua città natale, poverissima e dimenticata dalle istituzioni, la gente si è organizzata, è scesa in piazza a manifestare. Per cosa, chiedete? Forse a sostegno del loro concittadino che con coraggio ha parlato della sua vita? No. Allora, forse, ne ha approfittato per richiamare l'attenzione dei potenti sulle misere condizioni di vita? No. L'intera cittadina è scesa in piazza per insultare e minacciare di morte il ragazzo che aveva osato coprire di quest'onta terribile tutti i maschi albanesi "sani" e "normali". Alcuni, non potendo negare che il ragazzo fosse un loro concittadino, sfiorando il ridicolo (anzi, aumentando la tragedia) hanno dichiarato che "quello abita solo lì, non è del posto, non è autoctono". Pare, a leggere questo articolo, che sia l'omosessualità femminile ad essere "tollerata" con più facilità; sempre la vecchia storia... povere menti maschili!

L'omosessualità maschile è, invece, un grande tabù. Mi chiedo: quando in Italia arrivavano navi e barconi pieni di albanesi non si diceva "è colpa dell'immagine che la tv dà dell'Italia; pensano che qui sia tutto rose e fiori"?
Ma, supponendo che sia ancora attaccato il cordone digital/analogico-ombelicale, quale immagine diamo allora? Forse, come supponevo già, non basta un Maicol, un inguardabile Malgioglio, un misero Cecchi Paone a far gioire per il nuovo clima sereno e "tollerante".
E pensare che il ragazzo ha pure uno sponsor d'eccezione, il ballerino Kleidi. Nomi dal suono simile, destini diversi?

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