giovedì 20 maggio 2010

Più cilici per tutti

L'ora di religione vale come credito. Ma questa non sarà l'ennesima sfuriata sarcastica contro quella povera stupida donna e chi gli scrive le riforme, ma il racconto di un'esperienza. 
Da allieva seguivo l'ora di religione perché costretta prima, e perché pigra poi. Non capivo, comunque, le ragioni di una materia come quella; ma perché dovevamo ascoltare a scuola le stesse storielline che ci raccontavano al catechismo (ebbene sì, sono transitata per le strade del Signore...sempre per pigrizia) ? Perché questo si faceva. L'insegnante era un prete, che parlava della sua religione. Non mi piaceva la matematica, ma non ho mai messo in dubbio la necessità di insegnarla; non così per la religione. E quel crocifisso in classe, poi. Ma perché?
Sarò una sempliciotta, ma la scuola deve fornire ai ragazzi gli strumenti culturali per affrontare la vita, non quelli spirituali che attengono ad esperienze, motivazioni, scelte del tutto personali. Mi si dirà: ma studiando le varie religioni si potrà imparare la tolleranza, l'altruismo, bla bla bla... Quei valori sono presenti nella letteratura, nella storia, nell'arte, nella musica senza che si debba tirare in ballo la fede. Ma allora la Divina Commedia? come capirla fino in fondo? Be', in questo come in altri casi, si dovrà affrontare il discorso, ma dal punto di vista storico, culturale, letterario, non catechistico. E poi: ma quando mai si è fatta storia delle religioni? Il concordato parlava di religione cattolica; e se fino a qualche decennio fa poteva forse avere un senso (ma per me non lo ha mai avuto) parlare di popolo italiano = popolo cristiano, oggi non regge più, ed è un bene. Ma a parte tutto, la fede deve far parte del bagaglio personale, intimo di una persona, non di quello culturale o professionale.
Il problema si trasferisce, poi, sul piano politico quando una tizia, che si è "guadagnata" l'abilitazione alla sua professione in modo sospetto, decide di fare l'ennesimo regalino al Vaticano; così, giusto per addolcire un po' i rapporti burrascosi.
Passiamo allora alla mia esperienza da insegnante. Alcuni dei miei alunni non frequentavano l'ora di religione e... frequentavano attività alternative? No. Uscivano da scuola. Sì, uscivano fuori dall'istituto a farsi i cavoli loro per poi farvi ritorno all'ora successiva. E tutto perché la scuola non aveva fondi né volontà progettuali per fornire la famosa alternativa DOVUTA. A quelli rimasti in classe, però, andava peggio. L'insegnante aveva chiesto, e ottenuto con facilità, un'aula dedicata, che aveva provveduto ad arredare con ritratti papali e immagini sacre cristiane. (La cosa in sé potrebbe non significar molto; ma, in quella scuola, alunni ed insegnanti erano ad ogni cambio ora impegnati a cambiare aula, in una transumanza penosa che rubava tempo alle lezioni; e le richieste di stabilire per ogni gruppo classe un'aula cadevano nel vuoto). I discorsi, nell'ora di religione, spaziavano da una sorta di educazione sessuale "moralista", mal tollerata dai ragazzi che la trovavano, al contrario delle intenzioni, pesante e volgare, all'importanza dell'educazione familiare, al grido di "ma quanto sono bravi i miei figli; si vede che li ho educati io; voi, invece, siete teppisti e poco di buono". Formativa come lezione, no?  
E allora, per dare ancora più importanza a una "materia" che non dovrebbe trovar posto nelle aule di una scuola che, è utile ricordarlo, è PUBBLICA e LAICA, assegniamole un benefit; e diamo agli insegnanti di religione, che sono sotto il diretto controllo della Curia, aumenti stipendiali e ruolo centrale nel curriculum scolastico delle nuove generazioni! E, visto che ci siamo, oltre al crocifisso mettiamoci pure un distributore di acqua santa e qualche cilicio in bidelleria...

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