lunedì 7 febbraio 2011

A scuola di frustrazione

A volte noi insegnanti sappiamo essere veramente bastardi. Che la scuola sia allo sfascio è cosa nota, e tutti, insegnanti, alunni, genitori, abbiamo dovuto fare i conti con questa realtà. Al mio primo incarico sono entrata in classe piena di buone intenzioni: parlavo nel mio migliore italiano, rendevo le mie lezioni quanto più possibile multidisciplinari, stimolavo interventi e dibattiti...il tutto senza guardare veramente in volto i miei alunni. Il giorno in cui l'ho fatto mi sono sentita una cretina. Volti impassibili e, in alcuni casi, sconcertati che urlavano: ma che cazzo stai dicendo? ma hai idea di dove ti trovi, e con chi? Be', mi sono detta, sono ancora in tempo a rimediare; sentiamo cosa mi raccontano. Da lì ho buttato nel cesso tutti i miei grandiosi progetti didattici e sono andata " a braccio", giorno per giorno. Mi sono "adeguata"; brutta parola, mi rendo conto, ma non avevo molta scelta. Ho adeguato il mio linguaggio, incontrando a metà strada il loro; ho adeguato il mio sistema di valutazione alla realtà, alzando automaticamente i miei voti di mezzo punto (o un punto intero, a volte). Se non avessi fatto così, la mia classe non avrebbe compreso nulla e sarebbe stata decimata. Eh, mi si dirà, ma così avalli la degenerazione del sistema e mandi in giro asini. Sì, lo confesso. Ma ora mi chiedo: dovevo continuare a parlarmi addosso? dovevo elargire 1, 2 e 3? quindi, bocciarli tutti? Avevo due quinte classi e una quarta. Una percentuale impressionante, il 60%, aveva seri problemi a distinguere e/è, anno/hanno, scriveva havere, fà, stà, fù (a proposito, alla domanda: Ma perchè scrivi l'accento su fu? il mio alunno mi lasciò di stucco rispondendomi convinto e quasi stupito della mia domanda: Perché è passato!). Se un ragazzo arriva al quinto anno con questi problemi, a che serve bocciarlo? Rifare il quinto anno lo cambierebbe? Quando bocciare significherà riportare l'alunno indietro di tanti anni quanti gliene servono per recuperare, allora inizierò a bocciare. Ma a farlo ora, quei ragazzi tornerebbero dritti negli uteri delle loro mamme!è da lì che devono ricominciare!
Ho, quindi, cercato di incontrare i miei alunni a metà strada e sono stata sufficientemente ripagata. Veniamo ad oggi. Un ragazzo è in difficoltà, inizio d'anno stentato, scioperi, occupazione, poco studio, qualche difficoltà espressiva: praticamente ho descritto l'80% degli alunni delle superiori di quest'anno. Dopo il primo incontro con i professori, i genitori lo marcano stretto e lui inizia a studiare; prima per conto suo, poi con un insegnante. Lezioni interminabili, ma il ragazzo è sveglio e recupera in poco tempo. Ultime interrogazioni del I quadrimestre: prof incazzati neri, classi affollate, programmi da recuperare, Gelmini da insultare mane e sera; ragazzi appena tornati alla realtà; ci sta tutto. Ma infierire con domandine ambigue sui ragazzi più deboli (anche caratterialmente) per crearsi l'alibi perfetto per un'operazione ardita di giardinaggio, no! I rami secchi si tagliano, è vero; ma se hai davanti un bonsai, o sei davvero sicuro di quello che stai facendo, o farai morire una pianta ancora sana.
Cari colleghi, i ragazzi sono cambiati, la scuola è cambiata; non abbassate la guardia, ma, vi prego, non usateli come capri espiatori delle frustrazioni che altri vi causano.

2 commenti:

  1. La prima volta che l'ho vista entrare in classe,da subito ho pensato che lei aveva qualcosa di speciale,di unico ! Grandiosa....
    Anche se in ritardo grazie di tutto,del passato,presente e futuro ! :)

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  2. Sei un tesoro! non per niente ti ho "adottato"...

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